Serigrafia: come funziona e che file preparare per il logo
Un telaio per ogni colore: come funziona la serigrafia, quando conviene rispetto a DTF e flex e quale file vettoriale preparare per il logo.
Di Gaël Pons
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La serigrafia è una tecnica di stampa: l’inchiostro attraversa un tessuto teso su un telaio, solo dove il disegno è rimasto aperto. Ogni colore ha il suo telaio, quindi conviene sulle serie con pochi colori pieni. Lo stampatore di solito vuole il logo vettoriale (forme, non pixel).
Cos’è la serigrafia?
La serigrafia, o stampa serigrafica, è una tecnica che usa come matrice un tessuto di poliestere, nylon o acciaio, teso su un telaio (il «quadro serigrafico») e reso impermeabile tranne dove deve passare l’inchiostro. La Wikipedia italiana la classifica come tecnica di stampa «di tipo permeografico», perché l’inchiostro attraversa le maglie del tessuto.
Per un logo su magliette, felpe o tote bag si parla di serigrafia tessile. Secondo la stessa voce è la tecnica più usata al mondo per stampare i tessuti, sia a rotolo sia sui capi.
Come funziona la serigrafia su magliette?
La serigrafia su magliette funziona in quattro fasi: lo stampatore ricava una pellicola per ogni colore del logo, la usa per fotoincidere un telaio, stampa i colori uno dopo l’altro e fissa l’inchiostro con il calore.
- Il lucido. Ogni colore del logo viene stampato a parte su una pellicola trasparente, il lucido, con un nero molto denso dove andrà l’inchiostro.
- L’emulsione. Il tessuto del telaio viene spalmato con un’emulsione sensibile alla luce, la «gelatina», ed esposto ai raggi ultravioletti sotto il lucido. Dove la luce passa, l’emulsione indurisce; sotto il nero resta solubile e un lavaggio con acqua la porta via. Con questa fotoincisione la forma del logo resta aperta nel tessuto.
- La stampa. Il telaio scende a 1-2 mm dalla maglietta e la racla, una barra con il bordo in elastomero, spinge l’inchiostro attraverso le maglie aperte. Con più colori i telai si alternano, ciascuno «a registro» su crocini di riferimento, così ogni colore cade al suo posto.
- La polimerizzazione. L’inchiostro stampato indurisce in un forno serigrafico. Per molti inchiostri plastisol, molto usati sulle magliette, la Wikipedia inglese indica circa 150 °C.
Perché in serigrafia ogni colore del logo conta?
In serigrafia ogni colore del logo conta perché ciascuno ha il suo lucido, il suo telaio e la sua passata: un logo nero e rosso vuol dire due telai da preparare e due stampe da mettere a registro.
La preparazione dei telai si fa una volta per tutta la serie. Su poche magliette questo costo pesa molto su ogni capo; più la serie è lunga, più si diluisce. Ogni colore che togli dal logo è un telaio in meno. Su una maglietta nera o blu navy, chiedi anche se lo stampatore prevede una base di bianco sotto i colori: sarebbe un telaio in più.
| Il tuo logo | In serigrafia | Cosa puoi fare |
|---|---|---|
| Pochi colori pieni, forme nette | Il caso ideale | Niente |
| Molti colori | Fattibile, ogni colore aggiunge un telaio | Unire i toni quasi uguali |
| Sfumatura od ombra | Diventa una retinatura di puntini | Passare a colori pieni, o al DTF |
| Foto | Retinatura su più telai | Valutare la stampa DTF |
Quando conviene la serigrafia rispetto al DTF o al flex?
La serigrafia conviene quando stampi molti capi uguali con pochi colori pieni: per le grandi quantità è il procedimento più economico della stampa tessile. La voce tedesca di Wikipedia sulla stampa tessile spiega anche il limite: un telaio per colore comporta costi fissi relativamente alti. Con pochi pezzi, soprattutto se il logo contiene foto o sfumature, di solito conviene una tecnica senza telai.
| Tecnica | Come si ottiene la stampa | Dove rende meglio |
|---|---|---|
| Serigrafia | Un telaio per colore, inchiostro direttamente sul tessuto | Grandi serie, pochi colori pieni |
| Stampa DTF | Disegno stampato in digitale su una pellicola, poi pressato a caldo | Piccole quantità, dettagli fini, molti colori |
| Vinile termoadesivo (flex) | Lamina di un solo colore, tagliata con il plotter e pressata a caldo | Pezzi singoli, scritte e loghi semplici |
Nella stampa DTF una stampante digitale deposita i colori CMYK su una pellicola in PET, li copre con uno strato di bianco e una pressa a caldo trasferisce il disegno sul capo. Le analisi di settore riportate dalla voce inglese sul DTF la considerano complementare alla serigrafia, soprattutto per i dettagli fini e le piccole quantità.
Il vinile termoadesivo (flex) si taglia con il plotter da lamine di un solo colore e accetta solo grafica vettoriale senza sfumature. Ogni pezzo richiede lo stesso lavoro, quindi il costo per capo resta quasi costante: adatto ai pezzi singoli, meno alle grandi tirature. Il ricamo, infine, cuce il logo con il filo: il ricamificio trasforma il tuo file in un programma per la macchina da ricamo.
Che file serve per la serigrafia?
Per la serigrafia serve di solito un file vettoriale (SVG, PDF, EPS o AI) senza sfondo, con i colori pieni identificati da un riferimento, i testi convertiti in contorni e nessun tratto più sottile di quanto il telaio riesca a riprodurre. Un file vettoriale descrive il logo con forme e non con pixel: resta nitido sul lato cuore di una maglietta come sul retro di una felpa.
- Un vettoriale, non un JPG. La stampa del lucido richiede un’alta definizione: un JPG ingrandito ha i bordi seghettati, che il laboratorio di serigrafia dovrebbe ridisegnare.
- Colori pieni, con il loro riferimento. Ogni telaio stampa un solo inchiostro, che lo stampatore può preparare nella tinta esatta del logo: una tinta piatta, in inglese spot color, cioè un inchiostro puro o miscelato stampato in un’unica passata. Indica per ogni colore il riferimento Pantone, oppure il codice HEX. Il contagocce online ricava HEX, RGB e una stima CMYK dalla tua immagine, ma nessun Pantone: quello lo scegli con lo stampatore sulla sua mazzetta colori.
- Testi convertiti in contorni. Se il font non è installato sul computer del laboratorio, il testo può cambiare all’apertura del file. In Illustrator il comando è Testo > Crea contorno; Adobe consiglia di duplicare prima il testo: dopo, font e stile non si cambiano più.
- Niente sfondo. Un riquadro bianco attorno al logo può finire stampato: su una maglietta scura diventa un rettangolo chiaro.
- Niente linee troppo sottili. La Wikipedia italiana cita tessuti da 32 × 32 fino a 165 × 165 fili al centimetro, e la filatura si sceglie con lo stampatore in base alla grafica. Chiedigli lo spessore minimo del tratto che accetta.
- Le tue indicazioni. Capo, colore del capo, posizione e larghezza del logo vanno nello stesso messaggio del file.
Cos’è la separazione dei colori in serigrafia?
La separazione dei colori, in serigrafia, consiste nel dividere il logo in un livello per inchiostro: ogni livello diventa un lucido, ogni lucido un telaio. Sul lucido esistono solo il nero pieno e il trasparente, quindi una sfumatura va tradotta in retinatura: puntini equidistanti di dimensione variabile. Per la serigrafia la voce indica da 45 a 65 linee per pollice (lpi), contro 85-185 dell’offset su carta patinata: punti più grossi, che sul tessuto si notano di più.
In un file vettoriale a colori pieni la separazione è rapida: basta riunire in un livello le forme dello stesso colore. Da un JPG il logo va prima ricostruito in forme: è quello che vuol dire vettorializzare un’immagine.
Come controlli dimensione e posizione del logo sulla maglietta?
Dimensione, posizione e contrasto del logo si controllano con un mockup, un’immagine realistica del capo con il logo applicato, che però non sostituisce la prova di stampa.
Nel generatore di mockup gratuito provi il logo su t-shirt, tote bag, felpa girocollo e felpa con cappuccio, in nove colori o nella tinta che vuoi, con un codice hex. Decidi dove va il logo (nuca, retro, centro petto o lato cuore, secondo il capo) e regoli la dimensione con un cursore. Alla voce «Colore di stampa» passi da Originale a Nero o Bianco: vedi il logo con un solo inchiostro, quindi con un solo telaio. E se il capo è scuro e il logo è nero e monocolore, l’anteprima lo mostra già in bianco.
Il logo viene letto sul tuo dispositivo. Se ha uno sfondo chiaro e uniforme, la casella «Rimuovi lo sfondo bianco» lo toglie dall’anteprima, non dal file.
Come trasformi il tuo logo in JPG in un file per la serigrafia?
Per trasformare un logo in JPG o PNG in un file per la serigrafia, caricalo su Depixelise: in una decina di secondi i contorni vengono ridisegnati come forme vettoriali e lo sfondo sparisce. Il file può essere un JPG, un PNG, un WebP o un SVG, di 10 MB al massimo. Il risultato compare subito, in grande: puoi zoomare al 100, al 400 o all’800% per controllare lettere e dettagli.
Per le magliette scure la versione giusta c’è già. Il kit per la stampa arriva via email e contiene il logo tutto bianco, la versione in negativo: su un capo nero o blu navy basta un inchiostro, e nel mockup la vedi scegliendo «Bianco». Nel kit trovi anche l’SVG da cui il laboratorio ricava i lucidi, la versione monocromatica tutta nera e un PNG trasparente da 2000 px per il preventivo. È tutto 100% gratis, senza registrazione e senza filigrana.
Tre limiti, per onestà. Un logo a più colori può perdere dettagli in un solo colore, per esempio una scritta su un fondo colorato: controlla il negativo e la versione monocromatica. Lo strumento non conosce i tuoi riferimenti Pantone. E un’immagine molto piccola viene ingrandita in automatico, poi le sue forme vengono ricostruite: confronta ogni lettera con l’originale. Depixelise non stampa niente: si ferma al file.
FAQ
Da dove viene la parola serigrafia?
La parola serigrafia unisce il latino sericum, «seta», e il greco gràphein, «scrivere»: i primi tessuti usati come matrice erano di seta. Il vocabolario Treccani la definisce un «procedimento di stampa a uno o più colori».
Si può fare la serigrafia in casa?
Sì, la serigrafia si può fare anche a mano: la Wikipedia italiana cita la stampa manuale per uso hobbistico, accanto alle macchine semiautomatiche e automatiche. Per cominciare scegli un logo a un solo colore, perché la precisione del registro dipende molto dalla macchina.
Plastisol o inchiostro a base acqua: che differenza c’è?
L’inchiostro a base acqua dà stampe brillanti, morbide al tatto e resistenti ai lavaggi domestici; il plastisol è più facile da usare in produzione, ma la stampa non si stira e ha una mano più rigida. Sulla diffusione del plastisol le fonti divergono: la Wikipedia italiana lo vede sempre più limitato alle t-shirt promozionali, quella inglese lo indica come l’inchiostro più usato nella stampa commerciale di abbigliamento.
Si può stampare una foto in serigrafia?
Sì, una foto si stampa in serigrafia scomponendola in retinature: sulle t-shirt la quadricromia è molto usata e prende anche il nome di «serigrafia HD». Richiede però più telai; per una sola maglietta con una foto, la stampa DTF di solito è più semplice.
Che differenza c’è tra serigrafia artistica e serigrafia tessile?
La serigrafia artistica usa la stessa tecnica per produrre multipli di opere d’arte, come il volto di Marilyn Monroe stampato da Andy Warhol. La serigrafia tessile la usa per ripetere un logo su magliette e felpe: cambia lo scopo, non il procedimento.